In questi giorni, la rete è in subbuglio per un annuncio epico: Ubuntu per Android.

Di che si tratta? Bè diciamo che dovrebbe trattarsi della possibilità di avviare Ubuntu all’interno di Android, quasi come fosse un’app. Ma attenzione, il concetto è un pochino diverso, e fondamentalmente si basa sulla condivisione del kernel tra Android e Ubuntu (Android, non dimentichiamolo mai, è basato sul kernel Linux), tanto che sarà anche possibilie avviare applicazioni Android da Ubuntu (in una sorta di viceversa insomma).

Quindi lo scenario è questo: sono in ufficio, connetto il mio smartphone ad un’apposita docking station e ad una tastiera e un monitor, e via.. Torno a casa, stessa storia, e addio a tutti gli altri dispositivi. Non solo, in qualunque momento e/o posto io mi trovi, posso collegare docking station, tastiera e monitor e ho il mio pc, con la mia Ubuntu, bello e pronto.

Ma che figata, ho pensato subito. Poi però mi sono iniziato a porre alcune domande, soprattutto due: è davvero una novità? E serve davvero?

La risposta alla prima domanda è ovvia, no! Già Motorola e Asus stanno sperimentando la possibilità di estendere le funzionalità di un tablet per farne un vero e proprio notebook, quindi l’idea di fare lo stesso con uno smartphone non è propriamente una novità.

La seconda domanda ha una risposta più complessa, e quello che vado a scrivere ovviamente è una mia idea: per prima cosa, cercando un pochino le caratteristiche di questo fantomatico smartphone, si capisce che (come era prevedibile) deve essere abbastanza potente (CPU dual core, buona dotazione di RAM, ottima dotazione video), quindi diciamo che ad esempio io prima di sperimentare dovrei sostituire il mio fido HTC Desire con qualcosa di più potente (ma la situazione è identica anche per tantissimi altri che possiedono terminali più recenti del mio); in seconda analisi, stiamo parlando di avviare un sistema operativo all’interno di un altro, quindi siamo sicuri che non saremmo vittime di rallentamenti e, più in generale, di bug dovuti a questa scelta? Ad esempio io so che Asus sta puntando ad usare direttamente Android come sistema operativo, non qualcosa che deve girare all’interno di Android.

E ancora, sull’effettiva utilità.. Se l’esempio dell’ufficio che ho fatto prima mi sembra eccellente, un sicuro punto a favore di Ubuntu per Android, qualsiasi altro utilizzo sinceramente non mi sembra granchè pratico; quanti di noi si portano appresso monitor e tastiera? E quanti sarebbero felici di portarsi dietro, oltre allo smartphone che giocoforza non può avere dimensioni trascurabili, anche la docking station?

Mi viene in mente che, se questa idea prendesse effettivamente il largo (e non dubito che la possibilità di avere tutto il proprio armamentario informatico concentrato nello smartphone prima o poi si concretizzerà) verrebbero sviluppati tutta una serie di devices “di contorno”, tipo tastiera portatile, monitor portatile, custodie in cui si integra la docking station, borse apposite per trasportare il tutto comodamente…………

Ma.. Così non si otterrebbe un notebook praticamente??

Che ne pensate?

Alla prossima..

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