Trasferire un sito WordPress da locale a remoto

Spesso si realizza un sito in locale, costruendo un ambiente di test appropriato in cui possiamo “giocare” come meglio crediamo. Bene, una volta completo il lavoro, sarà necessario trasferire il nostro sito WordPress da locale a remoto, nello spazio web che avremo ne frattempo acquistato.

Le strade sono due: ricostruire tutto passo passo, installando e configurando tutto il necessario, ovvero praticamente ricostruire il sito in remoto partendo da zero, oppure, più pratico e veloce, trasferire direttamente il sito WordPress da locale a remoto, con una sorta di copia e incolla avanzato.. ;)

Per perseguire quest’ultima strategia, sono necessari pochi, semplici, ma precisi passaggi:

  1. esportiamo il database: possiamo farlo comodamente da phpmyadmin (dai se avete costruito un sito in locale lo avete sicuramente installato ed utilizzato). Mi raccomando esportiamo un file .sql e ricordiamoci di esportare oltre alla struttura del DB anche i dati in esso contenuti;
  2. modifichiamo il file così ottenuto: al suo interno ci saranno numerosi riferimenti a localhost, ovvero al sito in locale, tutti questi riferimenti vanno trasformati nella url del sito che sarà online. Potete tranquillamente farlo con un buon editor di test che consenta il cosiddetto trova e sostituisci. In realtà si potrebbe anche usare un’apposita query direttamente sul DB, ma potrebbe rivelarsi un’operazione più complessa del necessario per i nostri scopi;
  3. importiamo il DB online: nello spazio web creiamo il DB che riceverà i dati, poi eseguiamo l’import del file creato in precedenza, sempre con phpmyadmin, presente in praticamente qualunque servizio attualmente in commercio. Sarà un’operazione non proprio velocissima (nulla di esagerato, il DB non conterrà una grandissima mole di dati). Mi raccomando, questa operazione è fondamentale, deve andare a buon fine prima che si possa proseguire;
  4. modifichiamo il file  wp-config.php: si tratta del file che contiene le informazioni relative al DB. Ovviamente ci saranno quelle riguardanti il sito in locale, bene dobbiamo inserire quelle relative al DB remoto. Essenzialmente, l’host potrebbe anche restare localhost (molti servizi di hosting lo consentono), ma non è sicuro, controllate prima di procedere, poi dovremo inserire utente del DB remoto e relativa password (spesso in locale si usa semplicemente un utente root senza password, cosa che accade raramente online), oltre che il nome del DB online che abbiamo creato e popolato in precedenza; anche questa operazione è fondamentale, attenzione alla correttezza dei dati che andiamo ad inserire;
  5. finalmente, possiamo eseguire l’upload del sito: basta un client FTP come ad esempio FileZilla, e attraverso l’account FTP del nostro servizio di hosting andremo a mettere online i files finora presenti solo sul nostro pc.

Finito! A questo punto, se tutto è andato bene, basta collegarsi alla url del sito remoto e “magicamente” vedremo ciò che poco prima era solo in locale, esattamente identico, ma online!! ;)

Ovviamente, un controllino generale non fa mai male, il metodo è sicuro ma qualcosa potrebbe pur sempre sfuggire..

Alla prossima..

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Impostare l’ora di sistema da riga di comando

So che sembra strano, ma mi sono reso conto che Xfce non ha un settaggio automatico dell’ora di sistema. O perlomeno, non nella configurazione che ho io..

Semplicemente, l’applet di default inserita nel pannello superiore mostra l’ora di sistema, fine, non permette alcun intervento su tale ora, al massimo si può scegliere come mostrare l’ora di sistema, ma assolutamente non modificarla.

Sembrerà una sciocchezza, ma oggi ho acceso il mio PC dopo un po’ di tempo, e mi sono reso conto che ancora non aveva adottato l’ora legale (a proposito, esisterà un modo per rendere il cambio di orario automatico??), per cui ecco come ho risolto.

Serve il comando ntpdate, in grado di recuperare online l’ora esatta. Ovviamente, va indicato anche un server da cui scaricare i dati. Benissimo, semplicemente dobbiamo lanciare il comando dopo averlo installato, quindi:

sudo apt-get install ntpdate
sudo ntpdate ntp1.ien.it

Già finito, a questo punto l’ora di sistema sarà sincronizzata con quella del server, e l’applet di Xfce si aggiornerà di conseguenza.

Alla prossima..

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Il tuo sito WP è vulnerabile? Scoprilo con WPScan

WordPress è una delle piattaforme software che stanno alla base di molti siti di successo. Secondo le statistiche, a livello di CMS ha davvero pochi rivali.

E’ ovvio quindi che sia oggetto di attacchi, specie se il sito non è mantenuto come si deve: un tool come WPScan ci aiuta a capire se e quanto il nostro sito sia vulnerabile.

Si tratta di un tool scritto in Ruby che gira da riga di comando molto usato da chi si occupa di sicurezza, e il suo funzionamento di base, così come la sua installazione su Debian, non presentano particolari difficoltà. Ovviamente ci sono funzioni avanzate, ma questa è un’altra storia, e altrettanto ovviamente il suo uso errato è da scoraggiare: si tratta di uno strumento per capire se il proprio sito è vulnerabile o meno, non per scoprire le vulnerabilità altrui!

Su Debian occorrono davvero pochi passaggi per installare WPScan:

sudo apt-get install git
sudo apt-get install libcurl4-gnutls-dev libruby libxml2 libxml2-dev libxstl1-dev ruby-dev
git clone https://github.com/wpscanteam/wpscan.git
cd wpscan
sudo gem install bundler && bundle install --without test development

 

Finito. Per lanciare la scansione basta poi dare:

./wpscan.rb --url http://urldacontrollare

Vi sarà restituita una lista di tutti gli elementi critici analizzati, e se scoperte vulnerailità saranno evidenziate in rosso.

Alla prossima..

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Asus Transformer Book T100TA

Signore e signori, ecco l’ultimo arrivato in “famiglia”.. L’Asus Transformer Book T100TA!!

340005-asus-transformer-book-t100ta-angleSi tratta di un tablet “ibrido“, ovvero dotato di hardware che lo avvicinano ad un vero e proprio notebook, mantenendo la portabilità (e il touchscreen) tipica dei tablet. Oltre ovviamente al fatto di avere in bundle la tastiera fisica (sganciabile), che appunto lo rende in tutto e per tutto un mini notebook.

Caratteristiche tecniche:

  • processore Intel Atom Z3740 Quad Core 1.33 GHz (fino a 1.86 GHz con TurboBoost)
  • Scheda grafica Intel HD Graphics
  • 2 GB Ram
  • disco 32 GB (disponibile circa la metà)
  • schermo IPS 10.1″ multitouch LED (risoluzione max 1368×768)
  • camera frontale 1.3 MPixel
  • peso 1 Kg con tastiera

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Sony SmartWatch 2 e i wearable devices

Questo articolo sui wearable devices prende spunto da un piccolo regalino che mi sono fatto poco tempo fa, un Sony Smartwatch 2, ovvero questo gioiellino qui:

smartwatch2Per chi non lo sapesse, si tratta di un dispositivo capace di collegarsi via bluetooth allo smartphone, e che ne riceve e visualizza le notifiche più disparate (dalle classiche chiamate ed SMS, a WhatsApp e Hangouts, fino a poter “pilotare” il lettore multimediale dello smartphone). Ovviamente, senza il collegamento allo smartphone stesso (rigorosamente Android), è un semplice orologio digitale.

Bene, partendo da questo spunto, va detto che negli ultimi mesi la tendenza che si è affacciata sul mercato è quella dei cosiddetti wearable devices, ovvero dispositivi indossabili, nella cui categoria rientrano gli smartwatch appunto, ma anche occhiali, bracciali per il fitness, e perfino un anello smart!! Tutti in grado di “trasportare” le notifiche dello smartphone, a parte gli occhiali che dovrebbero essere qualcosa di ben più evoluto, oppure i bracciali che contengono una serie di sensori capaci di misurare il battito cardiaco, i passi, perfino il giusto numero di ore di sonno..

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