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Apr

5

2020

A volte può essere utile avere la possibilità di utilizzare localmente un certificato SSL.

Un tempo reperirne uno era abbastanza complicato e costoso, oggi non è più così, ma soprattutto in fase di sviluppo, è più semplice generarne direttamente uno sulla propria macchina (oltre che più veloce ed economico).

Attenzione, un certificato del genere non è utilizzabile in produzione, i client lo rifiuterebbero in quanto non emesso da una cosiddetta Certification Authority (a meno di installarlo manualmente sui client stessi).

Per la generazione di un certificato SSL, bastano pochi comandi, da dare tutti come root:

openssl genrsa -aes256 -out private.key 4096 
openssl x509 -in request.csr -out cert.crt -req -signkey private.key -days 365 
openssl req -new -days 365 -key private.key -out request.csr

Molto, semplicemente, il primo genera la chiave privata necessaria alla firma del certificato (potrebbe volerci un po’, dipende dalla vostra macchina), il secondo genera la richiesta di firma, l’ultimo genera il certificato SSL vero e proprio.

La richiesta di firma andrà corredata di alcune informazioni che verranno richieste all’utente, ad esempio il server ed il suo proprietario, il nome e la posizione dell’azienda proprietaria del server, il nome di dominio FQDN associato al server, l’indirizzo e-mail dell’amministratore, etc.

Si avrà un qualcosa del genere:

Country Name (2 letter code) [AU]: IT
State or Province Name (full name) [Some-State]: Italy
Locality Name (eg, city) []:Italy
Organization Name (eg, company) [Internet Widgits Pty Ltd]: NOMEAZIENDA
Organizational Unit Name (eg, section) []: 
Common Name (e.g. server FQDN or YOUR name) []: nomeazienda.com
Email Address []:admin@nomeazienda.it

Alla prossima..

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Mag

25

2019

Tra le sue molteplici possibilità, Raspberry Pi ha anche quella di funzionare da ad-blocker.

Ogni moderno sito web contiene pubblicità, in forma più o meno invasiva. Esistono tantissime estensioni per i browser più popolari che consentono di bloccare pubblicità e sistemi di tracking in generale, ma ormai sono stati sviluppati script capaci di rilevare tali estensioni e bloccare la visibilità dei contenuti finché l’utente non disabilita l’ad-blocker.

Pi-Hole (sito ufficiale) è un software che opera a livello DNS, il che significa che agisce prima che qualsiasi contenuto venga caricato, e soprattutto, basta un’unica installazione per bloccare tutta la pubblicità sulla rete di casa.

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Feb

26

2019

Oggi vediamo come trasformare il Raspberry Pi in un server VPN con PiVPN.

Prima di tutto, cerchiamo di capire (molto sinteticamente) cos’è una VPN e perché potrebbe tornare utile.

Oggi in casa abbiamo tutti un router, l’apparato che viene fornito dal nostro provider e tramite il quale ci connettiamo ad Internet; al router sono collegati tutti i nostri dispositivi (pc, smartphone, tablet, IoT), sia via cavo che wireless.

L’insieme di tutti questi dispositivi costituisce una rete locale; tale rete non è accessibile dall’esterno (ovvero da Internet), in quanto l’unico dispositivo abilitato alla comunicazione con l’esterno è proprio il router. Tutti gli altri dispositivi si collegano al router che gestisce il traffico da e verso Internet.

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Feb

9

2019

Utilizzare Timeshift, per creare snapshot (istantanee) del sistema (ripristinabili all’occorrenza, un po’ come avviene con i punti di ripristino del sistema di Windows) è estremamente semplice. Su un sistema Debian like, basta il seguente comando per installare:

sudo apt install timeshift

Dopo l’installazione, basterà avviare Timeshift e cliccare su Configurazione guidata; in realtà è tutto estremamente semplice, totalmente basato su una comoda ed intuitiva interfaccia grafica, e se non ci sono particolari esigenze si può scegliere tranquillamente di creare le snapshot con rsync (l’altra opzione è il brtfs), indicare la destinazione delle snapshot stesse, il numero di istantanee da mantenere memorizzate, e la frequenza di creazione delle istantanee del sistema.

Alla fine della configurazione, tornando alla schermata iniziale, basterà cliccare su Crea per ottenere la prima istantanea del sistema.

Successivamente, ci penserà Timeshift a gestire il tutto secondo le cadenze indicate in configurazione.

In caso di necessità, per effettuare un ripristino basterà scegliere la snapshot desiderata e cliccare su Ripristina. In caso di impossibilità ad accedere al sistema, si può anche usare una live distro, tramite la quale installare il tool, avviarlo e navigare fino alla posizione in cui si trovano le snapshot per ripristinarne una.

Alla prossima..

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Gen

31

2019

Recentemente ho acquistato un Pocophone F1 di Xiaomi e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che Waze e Amazon Music non funzionavano correttamente con Android Auto.

Nello specifico, Waze (il famosissimo navigatore “sociale”) non riusciva ad agganciare correttamente il segnale GPS, e quindi di fatto era inutile, mentre Amazon Music segnalava genericamente che “al momento non sembra funzionare”.

Si trattava di problemi legati alla MIUI, l’OS installato sui terminali di Xiaomi, o meglio alle impostazioni di default per le app.

Per Waze, da Impostazioni -> App installate -> Waze -> Risparmio batteria, è necessario impostare Nessuna restrizione (altrimenti la modalità risparmio energetico “stacca” il GPS quando si spegne lo schermo del cellulare).

Per Amazon Music, da Impostazioni -> App installate -> Permessi app, basta concedere i permessi presenti.

Inoltre, va tenuta d’occhio anche la modalità di pulizia della memoria della MIUI, capace di interferire col corretto funzionamento di molte app collegate ad Android Auto.

Alla prossima..

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